Coscia: la riforma delle superiori una scatola vuota
La riforma della scuola varata oggi dal consiglio dei Ministri ''e' l'ennesima scatola vuota del governo Berlusconi. Ancora annunci trionfalistici e spot mentre, per nascondere i tagli indiscriminati, non hanno voluto ascoltare le difficolta' del mondo della scuola, delle famiglie e degli studenti''. Lo ha detto Maria Coscia, deputata Pd in commissione cultura della Camera.
''La controriforma Gelmini approvata oggi - ha proseguito Maria Coscia - non tiene conto della richiesta, avanzata dal mondo della scuola e dall'opposizione, di rinviare di un anno l'applicazione della controriforma, per poter mettere mano alle moltissime criticita' contenute nel progetto del Governo. Se il governo avesse aspettato, studenti e famiglie avrebbero potuto scegliere sulla base di informazioni certe il percorso di studi superiori. Un anno sarebbe stato necessario anche per garantire alle istituzioni coinvolte il tempo adeguato per adempiere agli atti dovuti, come la predisposizione degli organici e consentire cosi' un sereno avvio del prossimo anno scolastico.
Il riordino - prosegue la parlamentare - separa nettamente i percorsi di istruzione riproponendo il vecchio schema gentiliano che divide il "saper fare" dal "sapere" , senza peraltro garantire a tutti i ragazzi entro l'eta' dell'obbligo di istruzione, i saperi e le competenze necessarie per affrontare con consapevolezza e adeguati strumenti l'eta' adulta. Chi avra' mezzi accedera' al liceo, chi non se lo potra' permettere dovra' accontentarsi degli istituti tecnici e professionali.
Nell'eta' della conoscenza e della tecnologia, il governo italiano -da un lato- nega all'istruzione tecnica la dignita' di un percorso che consenta di conseguire i diritti di cittadinanza, come invece accade al percorso liceale e -dall'altro- riduce drasticamente le ore di laboratorio che dovrebbero caratterizzare questo tipo di istruzione. Resta il rammarico per il nostro Paese - conclude - per un riordino che si e' trasformato in una occasione mancata di ascolto delle voci della scuola e della societa'''.
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GHIZZONI: Scuola superiore anno zero, meno, meno.
Il Consiglio dei Ministri ha premuto l’acceleratore sull’avvio della “controriforma” Gelmini che entrerà in vigore già dal settembre prossimo, travolgendo la richiesta di rinvio di un anno avanzata con forza dal mondo della scuola, dall’opposizione e in particolare dal PD. Un rinvio chiesto a ragione, per poter mettere mano alle moltissime criticità contenute nel progetto del Governo, per consentire a studenti e famiglie di scegliere sulla base di informazioni certe il percorso di studi superiori e per concedere alle istituzioni coinvolte il tempo adeguato per adempiere agli atti dovuti – quali la predisposizione degli organici - così da consentire un sereno avvio del prossimo anno scolastico.
Attendiamo i testi ufficiali per conoscere e valutare quali delle tante richieste di cambiamenti suggerite da docenti, studenti e esperti e quali della molte condizioni poste da CNPI, Consiglio di Stato e dalla Commissioni parlamentari siano state accolte. Una attesa necessaria, poiché troppe volte gli annunci a mezzo stampa non hanno coinciso con il dettato della norma pubblicata in Gazzetta. Alle scuole e alle famiglie non serve propaganda, ma atti concreti di sostegno e attenzione, assenti in questo riordino.
Con soddisfazione la ministra ha annunciato che il riordino partirà coinvolgendo solo le prime classi: sia chiaro, non si tratta di una “gentile” concessione, bensì di un gesto di buon senso. Semmai resta il rammarico e lo stupore per l’irragionevolezza del CdM di predisporre originariamente una norma assurda e illegittima come quella di coinvolgere nella “controriforma” anche le classi seconde. Una norma che ha il pregio di illuminare le genesi del riordino Gelmini: non la necessità di innovare i percorsi di istruzione superiore per aggiornarli alle sfide del futuro, bensì rispettare i tagli imposti da Tremonti alla spesa per l’istruzione. L’ordine è stato eseguito! Nonostante l’avvio dalla sola prima classe – ma non dimentichiamo che il Governo farà ricadere i mancati risparmi su tutto il resto del sistema scolastico, poiché non un euro è stato previsto per dare gambe al riordino - saranno comunque più di 17.000 le cattedre tagliate, il biennio dei licei avrà solo 27 ore (ne sarà contento Gentile!), mentre i quadri orari delle classi seconde, terze e quarte degli istituti tecnici e professionali dovranno normalizzarsi tutte al nuovo orario a 32 ore. Quali discipline saranno sacrificate all’altare della scure tremontiana? Con quale criterio? E’ quindi bene sapere che se vi è resipiscenza sul destino di alcune discipline, come la geografia, ciò andrà a scapito di altri insegnamenti, poiché i saldi imposti da Tremonti non sono modificabili. Infine, che destino si è deciso per sperimentazioni apprezzate come il Liceo scientifico tecnologico? E per quello delle scienze umane?
Lo sapremo con atti successivi, così come solo in futuro conosceremo i programmi, i quadri orari e le modalità di valutazione degli studenti e autovalutazione delle istituzione: una situazione di incertezza intollerabile a fronte dell’imminente scadenza dei termini per l’iscrizione alle prime classi superiori.
In sintesi, l’”epocale riforma Gelmini” garantisce ai nostri adolescenti meno ore, meno offerta formativa, meno discipline, meno attività di laboratorio, zero euro per l’innovazione didattica e la formazione docenti. In due parole, garantisce “meno futuro”, soprattutto perché il riordino enfatizza la gerarchia sociale e gentialiana del saper fare sottoposto al sapere, e separa nettamente i percorsi di istruzione, senza peraltro garantire a tutti i ragazzi entro l’età dell’obbligo di istruzione, i saperi e le competenze necessarie per affrontare con consapevolezza e adeguati strumenti l’età adulta. Chi avrà mezzi accederà al liceo, chi non se lo potrà permettere dovrà accontentarsi degli istituti tecnici e professionali. E così, nell’età della conoscenza e della tecnologia, il governo italiano nega all’istruzione tecnica la dignità di un percorso che consente di conseguire i diritti di cittadinanza, come invece accade al percorso liceale.
Resta il rammarico per un riordino che si è trasformato in una occasione mancata di ascolto “vero” delle voci della scuola e della società e la preoccupazione per una scuola futura impedita ad assolvere alla sua missione costituzionale: rimuovere gli ostacoli economici e sociali per il pieno sviluppo della persona umana.
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BERSANI: Dal governo taglio epocale a quella pubblica. Segretario Pd boccia riordino superiori: Dettato da Tremonti
Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, boccia la riforma delle superiori varata dal Consiglio dei ministri parlando di “taglio epocale alla scuola pubblica italiana”.
“Il riordino della scuola superiore del governo - afferma il numero uno dei democratici in una nota - non è una riforma, è un taglio epocale alla scuola pubblica italiana che ci allontana dall`Europa e nega pari opportunità di vita, di educazione e di lavoro ai ragazzi e alle ragazze del nostro Paese. Un taglio di risorse, di competenze e di tempo: questa è la sostanza del cosiddetto riordino”.
“La scelta compiuta a 13 anni - osserva Bersani - diventa nei fatti irreversibile per la grande differenza di programmi proposti dai diversi percorsi formativi sin dal primo biennio, favorendo la dispersione scolastica. Vengono largamente penalizzati i saperi tecnico scientifici e tagliate le ore di laboratorio negli istituti professionali. Un riordino ‘fuori tempo massimo’ dettato solo dalle esigenze di bilancio di Tremonti, che non permette alla famiglie e ai ragazzi una scelta consapevole di un percorso formativo che andrà a determinare il loro futuro lavorativo e di vita”.
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SCUOLA. BACHELET (PD): GELMINI NON FA RIFORMA, MA SOLITI TAGLI
Il ministro Mariastella Gelmini “ha sentito il dovere di dichiarare che la riforma non e’ dovuta ai tagli di spesa. Peccato che la delega che il governo ha avuto deriva dalla legge 133/2008, quella appunto del taglio di 8 miliardi di euro alla scuola pubblica”. Lo fa notare Giovanni Bachelet, presidente del Forum Istruzione del Pd.
Con la riforma, prosegue, ci saranno “meno ore al biennio e al triennio e la geografia e i laboratori voleranno dalla finestra nei licei”.
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SCUOLA: PUGLISI (PD), SI TORNA A SISTEMA ELITARIO DI GENTILE
‘Oggi il Consiglio dei Ministri con il riordino delle superiori ha tagliato con l’accetta il futuro dei ragazzi e delle ragazze italiane’. Lo afferma Francesca Puglisi, responsabile scuola della segreteria del Pd.
‘Quello appena varato dal governo e’ un riordino per fare cassa, un restyling della scuola elitaria di Gentile che inchioda i ragazzi alle scelte realizzate a 13 anni, con i licei che prepareranno la classe dirigente, gli istituti tecnici i quadri e i professionali coloro che devono andare il prima possibile a lavorare. Peccato che nessuno sara’ all’altezza degli standard formativi richiesti dall’Europa. Un riordino che ha bypassato il parlamento, non condiviso con il mondo della scuola, che getta nel caos l’organizzazione del prossimo anno scolastico, impedendo alle famiglie e ai ragazzi - conclude - di realizzare scelte ragionate e consapevoli che influenzeranno in modo determinante la loro vita’.
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SCUOLA: FINOCCHIARO (PD), "Non È riforma ma obbedienza a tremonti"
"Siamo sbalorditi e turbati di fronte alla superficialita'con cui il governo ha dimostrato di voler risolvere i gravi problemi che affliggono la scuola italiana". Lo dichiara la Presidente del Gruppo del Pd, Anna Finocchiaro, a commento del via libera del CDM alla riforma della scuola superiore.
"Spacciare per riforma epocale della scuola superiore - continua la Finocchiaro - quella che altro non e' che una serie di misure dettate da necessita' di cassa ci sembra davvero una enormita'""Hanno vinto i diktat di Tremonti - ha precisato Finocchiaro - preoccupato solo di contenere la spesa pubblica, come ha sottolineato più volte nei suoi pareri il Consiglio di Stato. Il governo ha scelto la strada più veloce e meno democratica, privando il Parlamento e il Paese di un confronto serio e doveroso. La scuola italiana avrà meno ore da dedicare agli studenti, meno materie e anche meno insegnanti, perché nulla è stato fatto per garantire il posto di lavoro alle migliaia di precari che, dopo anni di dedizione e attesa, sono costrette a fare i conti con un futuro privo di certezze". "La scuola italiana, così come esce da quella che si ha il coraggio e la sfacciataggine di definire una riforma, è un salto all'indietro. Considerare la scuola e l'istruzione solo come un costo e non come volano di crescita - conclude la Finocchiaro - e' un offesa per il nostro Paese, al quale non si vogliono offrire gli strumenti per affrontare sfide importanti nel campo della conoscenza, dell'innovazione, dell'investimento sui giovani e sul sapere.
