7 ottobre 2008

Dichiarazione di voto sulla questione di fiducia decreto 137

Signor Presidente, colleghi, signor sottosegretario, lei mi consentirà, anche se non mi ascolta in questo momento, di rivolgermi alla signora Ministra, sperando comunque che lei riferirà i nostri interventi.


Ieri il Governo ha posto l'ennesima questione di fiducia su un decreto-legge dopo che il Presidente del Consiglio ha parlato di opposizione «sfascista»; si tratta di un attacco di una gravità inaudita non solo all'opposizione, ma a tutto il Parlamento e forse, proprio per questo, il Ministro Vito, che è un parlamentare di lungo corso, ha invece motivato la richiesta di fiducia con l'urgenza di procedere in tempi stretti all'approvazione di questo provvedimento. Ha riconosciuto, dunque, che non vi è stato da parte dell'opposizione un comportamento ostruzionistico; d'altra parte questa è la realtà dei fatti. Noi abbiamo condotto una forte battaglia parlamentare sul merito del provvedimento, in tutti i nostri trentanove interventi effettuati durante la discussione sulle linee generali e sul complesso degli emendamenti abbiamo ricercato con pazienza e con determinazione un confronto perché per noi era, ed è, prioritario batterci per il bene dei nostri bambini e del Paese. Ma lei, Ministro Gelmini, non ha voluto confrontarsi sul merito delle questioni da noi poste, non solo in tutto il dibattito parlamentare e anche nella sua replica finale, nella quale non ha tenuto conto delle nostre posizioni e delle proposte contenute nei nostri emendamenti, ma ha continuato con dichiarazioni ed interviste anche domenica,Pag. 11in un talk show senza contraddittorio, a raccontare bugie agli italiani e ad occultare il vero scopo di questo decreto-legge: tagliare circa otto miliardi di euro ed oltre 130 mila posti di lavoro in tre anni nella scuola pubblica.


Infatti, con la conversione in legge di questo decreto volete portare a compimento l'attacco più pesante che sia mai stato portato alla qualità della scuola pubblica italiana e, in particolare, alla scuola primaria, un attacco che avete già imposto al Parlamento con i voti di fiducia e con l'approvazione a maggioranza della manovra economica estiva. È del tutto evidente ormai che il punto centrale è contenuto nell'articolo 4 del decreto-legge, quello relativo al maestro unico perché gli altri articoli sono chiaramente finalizzati solo a cercare di spostare l'attenzione degli italiani su altri argomenti. Per questo motivo vi è stata dunque una chiusura totale ad accogliere ogni nostro emendamento tendente a migliorare gli altri articoli, come ad esempio l'articolo 1 che introduce la sperimentazione di «Cittadinanza e Costituzione». Sono stati, infatti, espressi pareri contrari su tutti i nostri emendamenti che, tra l'altro, prevedevano un monte ore da dedicare alla sperimentazione e l'acquisto di apposito materiale didattico.


Riguardo all'articolo 2 abbiamo cercato di dare un senso alla reintroduzione del voto in condotta chiedendo di inserire la valutazione del comportamento degli alunni all'interno di un patto educativo per promuovere una condivisione ed una corresponsabilità tra la scuola, le famiglie e gli studenti sulle regole e sulle norme, anche disciplinari. Volevamo così rafforzare sia gli strumenti educativi sia quelli sanzionatori per educare i ragazzi al rispetto delle regole della convivenza, al senso di responsabilità, al rispetto della legalità, all'assunzione di rapporti e comportamenti corretti e ispirati al rispetto di sé e degli altri, ad avere comportamenti solidali e di aiuto e sostegno verso chi è in difficoltà.


Sull'articolo 3, che reintroduce i voti numerici, abbiamo cercato di dare un contributo costruttivo senza pregiudizio sul problema della valutazione degli apprendimenti, che non risiede tanto nella forma utilizzata quanto nella chiarezza dei criteri valutativi e degli esiti di apprendimento da perseguire, ma anche su questi punti siamo stati inascoltati.


Tuttavia, riteniamo molto importante la correzione di un impianto assurdamente punitivo nei confronti dei bambini della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, per i quali veniva addirittura prevista, dal comma 3 dell'articolo 3 del provvedimento, la bocciatura per un'insufficienza in una sola materia. Non tanto per noi, quanto per i bambini italiani, siamo contenti di aver contribuito a modificare, almeno in parte, questa assurda vessazione. Poco importa se non ci viene neanche riconosciuto il merito di aver sollevato per primi e con forza la questione.
Torniamo alla questione centrale del decreto-legge in discussione, quella riguardante il maestro unico: francamente, signor Ministro, mi sarei aspettata che almeno nelle conclusioni lei avesse difeso la vera ragione di questa scelta. Lo ha fatto, invece, il Ministro Tremonti, il vero autore del decreto-legge in esame: in una trasmissione televisiva, incalzato da una giornalista, ha detto finalmente la verità, ossia che è vero che la scuola primaria funziona, ma che è una scuola che non possiamo permetterci, perché troppo costosa. A proposito dei costi, vorrei ricordare che la spesa per l'istruzione nel nostro Paese è nella media europea rispetto al PIL e che non è vero che la spesa pubblica italiana è destinata al personale per il 97 per cento, ma solo per il 75 per cento circa.


Avete anche tentato di supportare questa scelta sbagliata con i dati negativi del Libro bianco sulla ricchezza degli apprendimenti in matematica e nella lettura dei ragazzi italiani, ma, guarda caso, si tratta dei ragazzi quindicenni e non dei bambini della scuola primaria, che invece si collocano ai primi posti nel mondo. Conosciamo bene il Libro bianco, i punti positivi e i punti critici che vengono individuatiPag. 12nella scuola italiana e su tutto questo volevamo confrontarci per contribuire, con idee e proposte, a definire scelte efficaci per affrontare i nodi critici.
Per quale ragione, dunque, non si affrontano le vere criticità e si attacca la scuola primaria, che è quella che viene certificata a livello internazionale come scuola di eccellenza? Per quale motivo si vuole demolire il punto di forza del nostro sistema di istruzione?


La scuola elementare riformata, del modulo e del tempo pieno, è stata costruita, giorno per giorno e anno dopo anno, da circa vent'anni (e dopo anni di sperimentazioni). Si partì, è vero, da una scuola che aveva già dato una buona prova di sé nel perseguire gli obiettivi fondamentali in quella fase storica del nostro Paese e cioè di insegnare a scrivere, a leggere e a far di conto. La scuola elementare riformata, però, ha dovuto rispondere a nuove sfide educative e formative: l'inserimento dei bambini disabili, l'integrazione in tempi brevi di migliaia di alunni immigrati, le difficoltà e le crisi delle famiglie nei contesti sociali, l'emergere di nuove forme di povertà e di marginalità, l'irrompere della società dell'immagine e della conoscenza. La nuova scuola è stata chiamata contemporaneamente a sostenere, per lungo tempo da sola, l'impatto con la società multimediale e con un vorticoso rumore mediatico in un orizzonte globalizzato.


Per esemplificare, occorrono oggi discipline che sono fondamentali, insieme all'italiano, alla storia, alla geografia e alla matematica, ossia inglese, scienze, tecnologia, informatica, arte e immagine, scienze motorie e sportive, musica e, infine, cittadinanza e Costituzione.


Che ne sarà del tempo pieno? Intanto lo riducete per poi abolirlo, ma davvero pensate che riducendo il tempo-scuola a ventiquattro ore settimanali, quattro ore al giorno e con un solo maestro, si possa continuare a soddisfare i bisogni educativi e formativi dei bambini di oggi e degli anni che verranno? Noi siamo veramente molto preoccupati per i possibili danni irreversibili di tali scelte.
In questi giorni, poi, è anche successo l'inverosimile. Per le scuole autonome, oltre al danno, anche la beffa: secondo il maxiemendamento da voi presentato saranno le scuole, con i fondi di istituto, a pagare le ore aggiuntive necessarie per il maestro unico. Ieri, nell'attesa che la Commissione bilancio sciogliesse la riserva, abbiamo aspettato ore. La Commissione non poteva esprimere il proprio parere, che poi è stato approvato a maggioranza per un vero e proprio «pasticcio» del Governo, che non è stato neanche in grado di presentare tempestivamente la relazione tecnica, che comunque non è stata convincente.


Considerate la scuola pubblica solo una spesa e, come tale, da tagliare. Perseguite un disegno minimalista, di una scuola, cioè, che deve limitarsi a trasmettere il minimo delle conoscenze e indurre a ricercare nel mercato la formazione di qualità. Volete, dunque, alimentare le diseguaglianze e colpire i più deboli.


Noi vogliamo costruire un nuovo futuro per il nostro Paese, come dimostrano i nostri interventi e le nostre proposte emendative, che avete fatto decadere con il ricorso alla questione di fiducia. Noi non difendiamo lo status quo e non vogliamo sottrarci ad un confronto sul tema del contenimento e della qualificazione della spesa anche nella scuola, ma, per affrontare questo tema in modo efficace e produttivo per il Paese, pensiamo che il punto di partenza non possa essere: «prima si taglia e poi si fa il progetto». Per noi la scuola, l'università, la ricerca, l'educazione e la formazione delle giovani generazioni sono una priorità e la leva fondamentale per la crescita e per costruire un futuro per il nostro Paese.


È un Paese invecchiato, ripiegato su se stesso, che per superare la crisi e le difficoltà di oggi e guardare al futuro deve investire sui propri giovani, sulle loro intelligenze, sui loro talenti. Per far questo, c'è bisogno di una scuola pubblica forte, di qualità, inclusiva, capace di dare pari opportunità e riconoscere il merito a tutti e a ciascuno. Per questo, noi non ci rassegniamo e continueremo con pazienzaPag. 13e determinazione a dare voce in Parlamento, anche con gli ordini del giorno che abbiamo già presentato, non sono alle nostre posizioni, ma anche e soprattutto alle tante realtà associative che rappresentano la scuola italiana e che abbiamo ascoltato nelle audizioni informali in VII Commissione, delle cui osservazioni e proposte non avete voluto tener conto.


Vogliamo continuare a dare voce al mondo della scuola, alle famiglie, agli studenti, agli insegnanti e agli altri operatori scolastici, che, in tante iniziative, assemblee, manifestazioni, stanno, in maniera crescente, esprimendo il loro dissenso.
Vogliamo rappresentare la scuola italiana, che difende i propri punti di forza, che vuole cambiare e innovare, nonché perseguire soluzioni efficaci per affrontare i punti critici e le proprie debolezze, non ritornando al passato, ma affrontando le nuove sfide dell'oggi, guardando al futuro dei nostri figli e del nostro Paese.

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