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Intervento in Commissione di Maria Coscia contro il riordino dell'assetto della scuola secondaria superiore
Maria Coscia ritiene condivisibile, nonché un fatto acclarato, la necessità di procedere alla riforma dell'istruzione secondaria superiore. Questo assunto è stato condiviso più volte dalle molteplici voci che si sono sollevate nel corso delle audizioni che si sono tenute sull'argomento in Commissione cultura.
Quelle che ritiene, tuttavia, non condivisibili sono le decisioni e le considerazioni a cui si è giunti ed anche il procedimento metodologico che si è assunto prima di arrivare all'emanazione degli schemi di regolamento in esame: si sono infatti decisi prima i tagli, operati con la legge n. 133, e poi si è proceduto alla regolamentazione.
Ricorda come le ultime indagini OCSE e PISA denuncino il ritardo degli gli studenti italiani rispetto ai loro colleghi europei nella padronanza di strumenti fondamentali come l'uso della lingua italiana, obiettivo primario della scuola di tradizione gentiliana, oltre all'annosa carenza nelle discipline matematiche e scientifiche. Ritiene che un nodo fondamentale sia quello, come già rilevato dalla collega Pes nel corso della discussione, della metodologia didattica.
Osserva come la corrente metodologia didattica basata esclusivamente su lezioni frontali spesso non consenta la comunicazione tra quello che si apprende a scuola e quello che c'è fuori di essa; ad esempio ricorda come la semplificazione del linguaggio giovanile tramite sms contribuisca ad abbassare un corretto uso del linguaggio. Ritiene che il problema di fondo sia una revisione profonda della metodologia didattica, che sappia integrare il sapere e il saper fare, con nuovi linguaggi, stimolando l'interesse e l'emozione dei ragazzi.
Ribadisce che la scuola italiana ha bisogno di un rinnovamento e che questo tentativo è stato fatto non tenendo conto, anzi ignorando «sperimentazioni assistite» che avevano avuto i loro meriti. Per quello che riguarda il liceo tecnologico, ritiene che rimanga una realtà astratta che lascia molto a desiderare.
Ricorda come la natura intrinseca del liceo scientifico sia quella di creare le condizioni per concretizzare il sapere, tramite le osservazioni sul campo, le sperimentazioni, le attività laboratoriali concrete. Ritiene quindi che a questo non si giunga e che quindi non si possa creare una forte innovazione se si procede eliminando i docenti tecnico-pratici, ma allargando e creando nuove tecnologie didattiche.
Sottolinea ancora come il tema del biennio unico per tutti non possa essere all'ordine del giorno. Ed inoltre considera assolutamente inopportuno che il riordino venga applicato anche al secondo anno del biennio e non, come vorrebbe la logica e il buon senso, esclusivamente al primo. Inoltre ritiene che le assi culturali fondamentali debbano essere mantenute e rimanere patrimonio di tutti gli studenti, ovunque questi decidano di esercitare il biennio. Rileva inoltre come le scienze vengano eliminate sia nel liceo classico che nell'artistico, privando la struttura dei licei di pilastri fondamentali. Cosa che non consentirà eventuali «passerelle» da un indirizzo all'altro.
Ricorda come il principio della flessibilità del triennio, in misura dal 20 al 30 per cento, non è accompagnato da risorse e quindi ritiene che possa ripresentarsi alto il rischio della frammentazione che i regolamenti volevano eliminare per ricondurre a unicità. Ritiene che lo stesso discorso possa essere fatto per il personale ove appare opportuno reintrodurre l'organico funzionale; tutto ciò deve essere accompagnato da sistemi certi di valutazione, senza i quali non si va nella giusta direzione. Inoltre, il taglio dei quadri orari anche nel triennio creerà notevoli e ingiustificati disagi agli studenti e alle famiglie, nonchè alle scuole.
Ritiene utile, inoltre, sottolineare come uno dei problemi fondamentali sia rappresentato dalla forte interconnessione tra la questione del merito e quella delle pari opportunità. A questo proposito ricorda che il fenomeno della dispersione scolastica ha nel nostro Paese l'indice più alto; occorre continuare a ragionare sui progetti e arrivare a eliminare, non solo ridurre, gli sprechi.
Infine rileva che per quello che riguarda gli istituti tecnici a suo giudizio vi è stato un approccio e un'elaborazione consistente e importante, in particolare nel cercare di accorpare i vari indirizzi, ma anche in questo settore, ritiene che i tagli abbiano palesemente, e in contraddizione con l'impostazione di fondo, nuociuto all'impulso innovativo che era all'origine della riflessione.
Ricorda come per gli istituti tecnici siano fondamentali le ore di laboratorio e che invece le stesse vengano tagliate, soprattutto nel biennio, in accordo con l'impostazione generale dell'eliminazione delle ore di compresenza. Ritiene quindi che, sia in via generale e sia per quel che riguarda gli istituti tecnici, in particolare, si è improntata la necessità di rinnovamento, avendo però rovesciato i termini della questione.
Prima l'attuazione dei tagli e poi il progetto di riforma, provocheranno infatti danni notevoli nel tempo al nuovo impianto scolastico. Ribadisce comunque che per gli istituti tecnici emerge, rispetto ai licei, un maggiore sforzo di identità, che non riflette solo i tagli effettuati. Nell'ambito dell'intera riforma, sottolinea ancora una volta, come sia emblematica la questione degli istituti tecnici, dove il progetto innovativo viene meno con il taglio alle attività laboratoriali.
mercoledì 9 dicembre 2009
