10 marzo 2010

Intervento in Aula di Maria Coscia sul decreto legge concernente enti locali e regioni

Signor Presidente, onorevoli colleghi e membri del Governo, anche io, come hanno fatto altri colleghi, chiedo il suo intervento e quello del Governo affinché ai lavoratori dell'Eutelia, che sono in via del Corso, sia possibile incontrare il sottosegretario Letta, perché come sappiamo purtroppo la situazione di crisi drammatica di quei lavoratori è ancora tutta aperta.

Come già altri numerosi colleghi hanno sottolineato con i loro interventi, con questo ordine del giorno chiediamo al Governo di rivedere i vincoli del Patto di stabilità interno sui bilanci degli enti locali. Questo ordine del giorno, infatti, non a caso è firmato dal nostro presidente di gruppo, onorevole Franceschini e dal nostro segretario, onorevole Bersani.

Un Governo lungimirante, per affrontare seriamente le grave crisi economica e finanziaria che ha investito il nostro Paese, metterebbe in campo una serie di misure e di azioni efficaci per promuovere una più alta capacità di investimento delle risorse finanziarie pubbliche, e in questo ambito sarebbe molto importante sostenere la capacità di spesa produttiva degli enti locali.

Invece, i bilanci dei comuni e delle province sono stati taglieggiati e decimati dalle scelte sbagliate del Governo, che da un lato ha ridotto i trasferimenti dello Stato finalizzati a garantire una serie di servizi fondamentali, dall'altro ha anche determinato gravissime incertezze e difficoltà sulle entrate proprie dei comuni, con la soppressione dell'ICI sulla prima casa. Peraltro, il mancato gettito dell'ICI non è stato ancora interamente ripristinato con i trasferimenti promessi dal Governo, mancano, infatti, ancora risorse consistenti riferite all'anno 2008. A questi si sono aggiunti tagli dei trasferimenti erariali e dei fondi destinati alle politiche sociali, nonché le regole restrittive del Patto di stabilità interno.

In particolare, con il decreto-legge n. 112 del 2008 è stato imposto agli enti locali un contributo alla manovra finanziaria di 1.650 milioni nel 2009, di 2.900 milioni nel 2010 e di ben 5.140 milioni nel 2011. Si tratta di misure che hanno già determinano e che, se non saranno modificate, ancora di più determineranno per gli enti locali, l'oggettiva impossibilità di rispettare il Patto di stabilità interno e un'ulteriore contrazione della spesa degli investimenti.


Tutto ciò, oltre ad aggravare la crisi economica e finanziaria degli enti locali, farà venir meno quelle politiche di sostegno locale alle economie dei vari territori così importanti in un momento di crisi così difficile, soprattutto per le piccole e medie imprese. Tuttavia, i comuni virtuosi sono stati capaci di ridurre nel 2008 il deficit, al lordo degli investimenti, di circa Pag. 661 miliardo e 200 milioni di euro, così nel 2009 si prevedono circa 300 milioni. Dunque, se l'Italia riuscirà a mantenere, e non a disattendere del tutto, gli impegni assunti con il Patto di stabilità e crescita europeo, buona parte del merito dovrà essere riconosciuto al buon governo degli enti locali.
Ma, come dicevo, per le scelte restrittive poco lungimiranti imposte dal Governo ai bilanci degli enti locali, le province e i comuni italiani sono costretti a tagliare gli investimenti in un contesto di crisi ove le analisi evidenziano che le piccole e medie opere pubbliche, promosse in particolare dagli enti locali, possono produrre un effetto benefico moltiplicatore sul sistema economico e sull'occupazione molto più elevato delle grandi infrastrutture.

Ciò perché si tratta di opere diffuse nei territori e pertanto a vantaggio delle piccole e medie imprese, che conseguentemente potrebbero avere quell'ossigeno e quei benefici che consentirebbero loro di continuare non solo a vivere, ma a dare un futuro a centinaia di migliaia di lavoratori e anche a garantire servizi fondamentali ai cittadini. Non solo, ma i vincoli imposti dal Patto di stabilità impediscono agli enti locali di investire anche le risorse economiche libere che hanno a disposizione, utilizzabili per finanziare opere già progettate, immediatamente cantierabili o addirittura già cantierate.

PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Coscia.

MARIA COSCIA. Si tratta di opere ferme, appunto, per i vincoli imposti dal Patto di stabilità, vincoli che impediscono in modo del tutto ingiustificato ed ingiusto il pagamento dei lavori già eseguiti e il proseguimento delle opere appaltate e in corso di realizzazione. Negli altri Paesi occidentali, a partire dagli Stati Uniti e dagli altri Paesi europei, per contrastare la crisi si stanno attivando programmi di opere infrastrutturali diffusi nei territori. L'edilizia scolastica, in particolare, è il settore più in difficoltà, sia per i tagli al bilancio sia per l'incapacità del Governo di concretizzare i programmi varie volte annunciati.

PRESIDENTE. Concluda, per favore, onorevole Coscia.

MARIA COSCIA. Per tutti questi motivi chiediamo, con questo ordine del giorno, di rivedere i vincoli del Patto di stabilità interno sui bilanci degli enti locali. Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna di considerazioni integrative del testo della mia dichiarazione di voto.

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