10 aprile 2010

Asili nido: la scure del Comune, di Sara Grattoggi

L'esperienza del "Ponte verso la scuola" perde definitivamente alcuni dei suoi "mattoni" fondamentali. A denunciarlo, da diversi mesi, è la Rappresentanza sindacale di base (Rdb), che condanna le conseguenze dei tagli al personale di quelle particolari sezioni delle scuole d'infanzia destinate ai bambini dai 24 ai 36 mesi.

Con una circolare dello scorso 31 marzo, l'amministrazione comunale ha confermato la riduzione dell'organico nelle classi ponte, già in vigore dal settembre 2009, anche per il prossimo anno, ratificando i trasferimenti delle insegnanti (assegnate "provvisoriamente ad altra sezione/altro plesso" durante il corrente anno scolastico) nonostante le loro proteste.

La ratio del Campidoglio è stata quella di equiparare le classi ponte alle sezioni Primavera regionali, eliminando dunque un insegnante (su due) per ogni gruppo di bambini (circa una ventina). "Non hanno tenuto conto però - spiega Caterina Fida, della Rdb - del fatto che le sezioni primavera dispongono di personale ausiliario di supporto, mentre le classi ponte solo di due educatrici che affiancano l'"insegnante unico"". Insufficiente per gestire un numero tanto elevato di bimbi così piccoli. Si snatura così la sperimentazione avviata dalla giunta Veltroni, in una logica di risparmio che accomuna molti dei provvedimenti presi dall'amministrazione sulla prima infanzia.

"Ci risulta che il Comune stia facendo pressioni sui municipi perché sopprimano le sezioni delle materne con meno di sedici bambini e le accorpino ad altre - continua Fida - anche se spesso le classi così piccole lo sono per motivi di spazio e non certo di mancanza della domanda".

"La giunta Alemanno si sta distinguendo per le sue politiche contro la famiglia", attacca il consigliere Pd e vicepresidente della commissione Scuola, Paolo Masini. Riferendosi, in particolare, alla mancata apertura di undici nuovi asili nido già pronti, che avrebbero dovuto essere inaugurati il prossimo settembre in via Conti, via Flora, via dei Condottieri, via Perlasca, via Serafini, via Newton, via di Valcannuta, via Ss. Audisace e Abacuc, via Gallo, al Torrino 1 e al Torrino Mezzocammino. Le strutture ci sono, le richieste anche, ma mancano i soldi per pagare il personale che dovrebbe lavorarci.

Così come paiono essere venuti meno anche quelli per costruire altri cinque nidi in project financing (che sarebbero dovuti sorgere alla Romanina, a Cesano, a Casal Fattoria, al Torrino e in via Mellano), cancellati con un colpo di spugna in una riunione della giunta di poche settimane fa. Sedici edifici in tutto, dislocati soprattutto nelle periferie, che avrebbero potuto ospitare complessivamente circa un migliaio di bimbi. Il Pd romano fa sapere che, nelle prossime settimane, scenderà in campo contro queste decisioni a fianco dei comitati di genitori e insegnanti che stanno sorgendo spontaneamente.

"Abbiamo attivato l'indirizzo asiliapertilibero. it per rispondere alle domande delle famiglie preoccupate - spiega Masini - . La situazione è grave, anche perché temiamo che dietro il rinvio del bilancio comunale (che verrà approvato a giugno) si nasconda l'aumento delle tariffe per i nidi". Ma se i soldi per pagare il personale e potenziare l'offerta del settore pubblico non ci sono, si chiede Fida, "perché il Comune ha stanziato circa 200 mila euro per sostenere nuovi servizi privati "sperimentali" attivati da associazioni e cooperative e indirizzati alla fascia dagli 0 ai 3 anni?

E perché, soprattutto, svilisce la professionalità degli insegnanti, incentivando l'impiego in questi nuovi progetti di volontari, pensionati e stagisti?". Ancora una volta, sostiene la Rdb, le esigenze economiche prevalgono su quelle educative, anche perché, conclude Fida, "il modello dei nidi-famiglia che il Comune pare privilegiare penalizza le attività ludico-didattiche e il lavoro di gruppo, in favore di una semplice assistenza".

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