3 maggio 2010

In ogni prima due studenti in più, di Francesca Barbieri e Chiara Bussi

Meno classi, mapiù affollate. Ma anche meno tempo da passare sui banchi. Sono queste le uniche certezze dei presidi alle prese con il rompicapo della riforma delle scuole superiori che parte a settembre. Archiviata la partita delle iscrizioni per le famiglie dei circa 550 mila ragazzi di terza media, ora la palla passa nel campo dei dirigenti: solo cinque mesi di tempo per incastrare tutti i tasselli mancanti del puzzle della riforma approvata a metà marzo e non ancora pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (almeno fino a giovedi scorso).

L`agenda è fitta: bisogna definire i nuovi programmi sulla base della riduzione dell`orario, scegliere i libri di testo e distribuire le cattedre, garantendola qualità dell`insegnamento. Non nasconde la sua preoccupazione Roberto Tripodi, preside dell`Iti Volta di Palermo, che riassume i nodi ancora da sciogliere: «Il primo problema è l`aumento del numero minimo di alunni, poi bisogna pensare all`orario, che per quanto ci riguarda passerà da 36 a32 ore, e rischia di penalizzare le ore di laboratorio: un vero e proprio terremoto, insomma, non cisono informazioni, le cose siscoprono giorno per giorno». Per tutti il punto di partenza sarà il calcolo delle nuove iscrizioni - le scuole avevano tempo fino a venerdì scorso per inviarle al ministero -, che servirà per misurare il gradimento dei ragazzi, ma soprattutto per definire il corpo docente e le classi.

Più alunni in aula

Mentre gli organici dei docenti subiscono una sforbiciata, entrano a regime i nuovi parametri per la formazione delle classi: le prime saranno costituite di regola con 27 alunni (e non più con 25) fino aun massimo di 30. È anche prevista una deroga che in particolari situazioni - consente di aumentare o diminuire il numerofmo al 10 per cento.

La misura non raccoglie consensi trai docenti. «Con le aule affollate-lamenta Gigliola Corduas, presidente Fnism, Federazione nazionale degli insegnanti-sarà impossibile coniugare la qualità con il numero elevato di presenze e mettere in pratica la riforma». E del resto l`aumento di studenti nelle prime si ripercuote "a cascata": più banchi anche nelle classi intermedie che saranno accorpate se il numero minimo degli studenti scenderà sotto 22, mentre il vecchio parametro era 20.

Si riduce l`orario

La riforma fissa anche un tetto massimo di 30-32 ore per l`orario settimanale (35 solo per l`istruzione artistica), mentre secondo le vecchie regole sipoteva arrivare fino a 40 ore negli istituti professionali.

Nei licei il quadro orario ridotto riguarda solo le prime, mentre nei tecnici e nei professionali anche le classi successive. Con la sforbiciata rischiano così di saltare alcune ore di insegnamento, come le sperimentazioni sulla seconda lingua straniera nei licei, o i laboratori nei professionali.

«Su sette prime classi - conferma Lucia Iannuzzi, dirigente del liceo scientifico Piero Gobetti di Torino - non sappiamo se riusciremo a garantirne due di sperimentazione bilingue, come negli anni scorsi: i programmi sono troppo restrittivi e le lingue sono le materie più penalizzate». Una soluzione l`hanno trovata al liceo scientifico Marconi di Parma, dove il collegio docenti ha deliberato di salvaguardare il quadro orario delle materie fondamentali (italiano, matematica, scienze e inglese), riducendo invece le ore di disegno, educazione fisica e latino «per assicurare una prima classe bilingue - spiega la vicepreside Viviana Menoni-e tre con informatica potenziata su nove sezioni totali».

A rischio i laboratori

Nei percorsi tecnici, in quelli professionali e nel nuovo indirìzzo scientifico senza latino, la riduzione dell`orario andrà a colpire in prevalenza le esercitazioni di laboratorio. «Allo scientifico tecnologico, che diventerà scienze applicate - spiega Antonio Schietroma, dirigente dell`Albert Einstein di Roma- abbiamo in media dieci ore alla settimana di laboratori di chimica, fisica e biologia. Nel nuovo piano orario non ne è indicata nemmeno una». Per i tecnici è i professionali il taglio delle ore riguarda anche le classi successive alla prima: secondo una bozza del provvedimento non ancoravarato del Miur sulla riduzione del piano orario, ad esempio, negli istituti tecnici industriali verranno perse due ore di laboratorio meccanico tecnologico alla setti- mana in seconda.

Un aspetto che preoccupa il segretario generale della Flc Cgil Mimmo Pantaleo: «L`idea laboratoriale è innovativa, il fatto che vengano tagliate ore di esercitazioni ci allontana da altri paesi europei». Una carta da giocare potrebbe essere offerta dal margine di flessibilità nella gestione del 20% dei curricoli prevista dalla riforma Gelmini. Anche su questo punto però le scuole aspettano di ricevere indicazioni precise dal ministero. «I margini di autonomia - sottolinea Massimo Di Menna, segretario generale di Uil scuola - sono ampi, ma ci sono vincoli burocratici e di spesa che di fatto legano le mani ai presidi».

Lo confermano i diretti interessati: «Si può esercitare la flessibilità purché non dia luogo a esuberi e questa è la difficoltà maggiore, perché per aumentare le ore di laboratorio bisogna ridurne altre per rispettare il tetto fissato dalla riforma».

Formazione degli insegnanti

Al di là di orari, griglie da completare e cattedre da assegnare, un`altra grande sfida sarà quella dell`aggiornamento delle competenze dei docenti. Un aspetto ritenuto fondamentale da sette genitori su dieci, stando a un`indagine appena pubblicata dall`Isae. E lo conferma anche Giorgio Rembado, presidente Associazione nazionale presidi: «È impensabile cambiare gli indirizzi di studio della scuola superiore - conclude - senza un adeguato periodo di formazione degli insegnanti».

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